La chirurgia parodontale nel paziente protesico.

Dott. Alberto Fonzar
ott. 25, 2008, 9 a.m.

Nei pazienti affetti da parodontite cronica, qualora dopo la terapia causale residuino siti con profondità di sondaggio elevata e/o sanguinamento al sondaggio, il clinico si trova di fronte a tre alternative terapeutiche: eseguire un lembo d’accesso con lo scopo di eliminare l’infezione residua, applicare una metodica che consenta di rigenerare i tessuti parodontali andati perduti, oppure eliminare fisicamente le pareti della tasca in modo non solo di elimiare l’infezione ma anche di ripristinare un apparato d’attacco dimensionalmente “fisiologico” (epitelio giunzionale “corto”).

Quest’ultima alternativa terapeutica, la chirurgia ossea resettiva, dopo alcuni anni di “ostracismo” scientifico, è tornata in auge negli ultimi anni, in quanto capace, se correttamente eseguita, di creare le condizioni affinchè la salute parodontale possa essere mantenuta stabilmente per molti anni.

Come ogni tecnica chirurga ha delle precise indicazioni ed altrettanto precisi limiti. Il vantaggio principale che deriva dall’utilizzo della chirurgia ossea resettiva è  la possibilità di creare dei tessuti stabili dimensionalmente e con un profilo anatomico che consenta un agevole controllo di placca domiciliare, requisiti particolarmente importanti nei pazienti riabilitati protesicamente, in cui una eventuale recessione dei tessuti avrebbe effetti molto negativi sulla funzione, sull’estetica e, talvolta, sulla fonazione. Inoltre può essere applicata con efficacia in associazione alla terapia resettiva radicolare in caso di compromissione delle forcazioni dei molari e nei casi in cui sia necessario procedere ad un allungamento della corona clinica degli elementi dentari per mancanza di una suficiente ampiezza biologica.

Ma è altresì una procedura invasiva, che togliendo osso e attacco riduce il supporto dei denti trattati e pertanto può essere applicata soltanto in caso di difetti infraossei non troppo profondi (generalmente inferiori ai 3mm.) ed in quelle situazioni cliniche in cui la valenza estetica non sia l’esigenza predominante (settori posteriori o, molto limitatamente, settori anteriori con linea del sorriso molto bassa oppure con un approccio esclusivamente linguale). Nella seconda parte della relazione verranno illustrate inoltre alcune  tecniche di chirurgia mucogengivale molto utilizzate nei pazienti protesici per migliorare l’estetica, ed in particolare quelle che consentono un incremento del volume delle selle edentule.


La conferenza ha lo scopo di evidenziare indicazioni e limiti di queste procedure chirurgiche, analizzando i dati della letteratura internazionale e fornendo ai partecipanti quelle nozioni di selezione del paziente e di  tecnica chirurgica indispensabili per eseguire con successo un intervento. Verranno utilizzate immagini cliniche e videofilmati.