Chirurgia biologicamente guidata del dente incluso: gradi di difficoltà operatoria

Prof. Marco Mozzati
marzo 28, 2009, 9 a.m.
L’estrazione del dente incluso è senza dubbio il più frequente intervento di chirurgia orale. Le percentuali di inclusione sono tutt’oggi elevate, come elevate sono le richieste di estrazione degli inclusi da parte dei pazienti o dei colleghi. Le motivazioni all’estrazione sono numerose e non tutte supportate da indicazioni basate sull’evidenza scientifica.
Le discipline che richiedono l’avulsione degli elementi inclusi comprendono tutte le branche dell’odontoiatria e interessano pazienti di tutte le età.
Il chirurgo orale considera l’estrazione del dente incluso come un intervento di routine. Pur essendo però un intervento frequente, sarebbe scorretto sottovalutarne la difficoltà: la variabilità di forma, la profondità all’interno dei tessuti e i rischi correlati con la vicinanza di strutture nobili sono elementi che contribuiscono a elevare la complessità chirurgica.

Tra tutte le estrazioni di elementi inclusi quella più richiesta ed effettuata è certamente quella del III molare mandibolare, che spesso risulta essere anche la più difficoltosa. Anche il III molare mascellare, secondo per frequenza di inclusione, può presentare un alto grado di difficoltà. Infatti, se l’assenza di strutture nervose importanti e la frequente cedevolezza dell’osso mascellare ne semplificano l’estrazione, il chirurgo deve eseguire l’intervento con una visuale e un accesso chirurgico ridotti.

Le altre inclusioni si incontrano con minore frequenza, ma presentano spesso difficoltà imprevedibili, principalmente legate alla stretta vicinanza con le radici dei denti attigui.
In definitiva, è importante osservare come le variabili di inclusione rendano questi interventi non sempre facili.

Tutti gli interventi chirurgici possono manifestare complicanze, molto spesso correlate ad alterazioni dell’anatomia, quindi inevitabili, altre volte conseguenza di scorretta progettazione dell’intervento o di vere e proprie manovre errate da parte dell’operatore. In tutti i casi, il chirurgo si trova a dover affrontare situazioni impreviste, la cui gestione non risulta sempre facile.
L’esperienza, come sempre, guida il chirurgo nella gestione di tali incidenti. Si possono distinguere le complicanze che si associano direttamente alle manovre operatorie e vengono subito intercettate dal chirurgo da quelle che si evidenziano solo a distanza di tempo. Tra le prime ci sono la frattura radicolare, il dislocamento delle radici, le lacerazioni dei tessuti molli, le lesioni a vasi sanguigni, la frattura della corticale linguale e i danni ai denti adiacenti. Fra le seconde rientrano le lesioni ai nervi alveolare inferiore e linguale, e la frattura composta della mandibola e le patologie infettive precoci e tardive quali l’alveolite e l’osteite.

Lo sviluppo della dentizione deve essere monitorato durante l’eruzione dentaria. La diagnosi di anomalie nello sviluppo e nell’eruzione della dentizione  deve essere intercettata e pianificata un’appropriata terapia.
Sono descritti il bilancio diagnostico e le valutazioni ortognatodontiche che consentono di definire la prognosi dell’elemento dentario nell’ambito di uno sviluppo scheletrico e occlusale corretto, con un risultato dento-facciale esteticamente armonico. L’ottica multidisciplinare dell’approccio dei denti in ritardo eruttivo consente la scelta terapeutica ottimale per riportare in arcata l’elemento dentario nella posizione corretta, con il rispetto dei tessuti parodontali, vicariando il normale fenomeno dell’eruzione fisiologica. Lo scopo di questa sessione è descrivere le possibilità di intercettare il ritardo eruttivo di un elemento dentario e di definire la corretta gestione chirurgica di quelle situazioni in cui l’elemento è incluso o ritenuto.